martedì 21 aprile > h 21.00>24.00 > MAMbo (sala delle ciminiere)


John Cage/Lejaren Hiller (USA)

HPSCHD 1969>2015
live concert & visual environment, produzione Xing/Live Arts Week

HPSCHD, considerata da molti come la più stravagante, colossale e 'rumorosa' composizione musicale del ventesimo secolo, è la leggendaria opera totale che John Cage, in collaborazione con Lejaren Hiller, realizzò nel 1969. Lejaren Hiller, direttore all’epoca del dipartimento di Computer Music dell’Università dell’Illinois, invitò Cage a presentare un progetto che prevedesse l’utilizzo dei calcolatori in relazione a procedimenti stocastici. Siamo agli albori della computer music. Nonostante l'avversione per il clavicembalo ("mi ricorda una macchina da cucire"), Cage elabora l’idea di HPSCHD partendo da una sollecitazione della clavicembalista svizzera Antoinette Vischer. Hiller raccoglie la sfida e si affianca a Cage per la soluzione dei problemi di calcolo e programmazione insiti nella composizione e nell'esecuzione con le tecnologie dell’epoca. Hiller suggerisce, per la felicità di Cage, di utilizzare il metodo compositivo del Gioco dei Dadi, che Mozart usò nel '700 in una sorta di composizione algoritmica ante-litteram. Nasce HPSCHD, un enorme evento multimediale che impiega 7 clavicembali, 208 nastri audio, 59 amplificatori, e un repertorio visivo di 6.400 diapositive (la maggior parte proveniente dalla NASA) e 40 film, proiettati su una superficie schermica circolare lunga 100 metri, realizzata da Calvin Sumsion. La prima esecuzione, vede la partecipazione di 8.000 persone, per una durata di 5 ore.
Esprimendo una certa sintonia con il clima tumultuoso di quegli anni, HPSCHD è stato anche un saggio sulla società dell'abbondanza. Cage percepiva il computer come un mezzo capace di prendere un enorme numero di decisioni, ma era la concertazione anarchica dell'insieme l'effetto che voleva creare. Retrospettivamente HPSCHD può essere letto come una risposta preveggente che metteva in risonanza gli studi sulla comunicazione, la società e l'immaginario collettivo di Marshall McLuhan, gli Happenings, l'atterraggio sulla Luna, la storia della musica classica occidentale, le utopie hippy e Buckminster Fuller. E' stato anche un presagio sull'attuale epoca delle Information Technologies e i loro effetti sulla coscienza umana.

Con il progetto HPSCHD 1969>2015 Live Arts Week IV propone a Bologna, nella grande sala delle ciminiere di MAMbo Museo d'Arte Moderna di Bologna, una riedizione singolare di quell’opera multimediale. A MAMbo gli elementi costituivi della composizione musicale saranno rispettati adeguandosi alle tecnologie oggi disponibili, mentre l'impianto immaginario verrà riattualizzato affidando la sua realizzazione visuale a una nuova generazione di artisti visivi e multimediali (costituita in larga misura da nativi digitali, ovvero la cosiddetta millennial generation). Per l'esecuzione della parte musicale Xing ha invitato uno dei musicisti che ha partecipato alla prima esecuzione del 1969 assieme a John Cage: Philip Corner, pianista, compositore e artista visivo di area Fluxus, ora ottantenne, in qualità di testimone vivente oltre che esecutore, affiancato da altri musicisti di generazioni successive che si muovono tra musica contemporanea e musica attuale: Luciano Chessa, noto per la riproposizione dell'Intonarumori di Luigi Russolo, l'australiano Anthony Pateras, e gli italiani Marco Dal Pane e Salvatore Panu, con Valerio Tricoli al sound design ed electronics.

Dopo l'esecuzione con i musicisti dal vivo che inaugura Live Arts Week, tutto l'apparato audiovisuale sarà visitabile in forma di installazione per l'intera settimana. La composizione sonora di Cage fornirà in questa modalità uno strano sottofondo come ambiente acustico che accompagna la vera e propria mostra composta dagli interventi audio-visuali selezionati o commissionati ad hoc a venti artisti internazionali che rappresentano uno spaccato della produzione visiva contemporanea impegnata nell'analisi della rappresentazione del mondo nell'era digitale e la produzione di nuove estetiche.